SPIEGONE_2 SULLA QUESTIONE ORDINISTICA….

Il presente testo è stato prodotto dal collega Angelo Papa

3a. Cosa sono gli ordini

 Cosa sono gli ordini

Gli Ordini e le relative Federazioni nazionali sono:

o        sono enti pubblici non economici, sottoposti alla vigilanza del Ministero della salute;

o        sono dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria;

o        sono  finanziati esclusivamente con i contributi degli iscritti, senza oneri per la finanza pubblica;

Gli Ordini e le relative Federazioni agiscono quali organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici, garantiti dall’ordinamento, connessi all’esercizio professionale;

Chi può iscriversi ad un ordine

Ciascun ordine è costituito da uno o più albi professionali. Ciascun albo possono iscriversi, in modo esclusivo,  i soggetti fisici in possesso di  in possesso del titolo abilitante (giuridicamente valido) all’esercizio della specifica professione ( nel nostro caso sanitaria) regolamentata nell’ordinamento italiano. Per ciascuna professioni sanitaria è previsto un specifico albo.

Si possono iscrivere a un determinato albo e quindi all’ordine tutti i cittadini comunitari residenti nella circoscrizione territoriale in possesso del titolo abilitante all’esercizio della specifica professione sanitaria. I soggetti non comunitari oltre ai requisiti indicati devono essere in possesso di regolare permesso di soggiorno per potersi iscrivere ad un albo.

Quando è grande un ordine

Ciascun ordine fa riferimento a una circoscrizione geografica, che corrisponde alle province esistenti alla data del 31 dicembre 2012.

Tuttavia un ordine può avere competenza territoriale su due o più circoscrizioni geografiche confinanti, nel caso che il numero dei professionisti residenti in una circoscrizione geografica sia esiguo o sussistano altre ragioni di carattere storico, topografico, sociale o demografico.

Nel nostro caso, dato che l’albo dei fisioterapisti è incluso nell’ordine “dei Tecnici Sanitari  di Radiologia Medica e delle professioni sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione”, basta andare nel sito della ex Federazione nazionale dei collegi dei Tecnici sanitari di radiologia medica per conoscere la circoscrizione geografica che corrisponde alla nostra residenza.

Infatti su 107 provincie attuali abbiamo solo 67 ex collegi dei tecnici di radiologia medica. Per esempio in Veneto dove nel 2012 esistevano ben 7 provincie, abbiamo 4 ordini di cui:

o        2 ordini con una sola circoscrizione geografica (provinciale), cioè quelli di Verona e di Rovigo;

o        2 ordini che corrispondono a più circoscrizioni geografiche (provinciali):

Un ordine che comprende le provincie di  Padova e di Venezia , l’altro costituito dalle province di Belluno, di Treviso e di Vicenza.

3b. Di che cosa si occupa un ordine

Il testo di legge preso in esame nella 5a comunicazione è  il comma 3 del nuovo art.1 del Decreto legislativo  del  Capo  provvisorio  dello  Stato  13 settembre 1946, n. 233 così come modificato dall’art. 4 della LEGGE 11 gennaio 2018, n. 3 . Riportato dopo questa presentazione)

 

Abbiamo visto nella comunicazione n. 4 che gli ordini e relative federazioni sono organi sussidiari dello Stato, per cui il fine in primis è di tutelare gli interessi pubblici, previsti dalle norme e connessi all’esercizio di una professione. Nella fattispecie il primo interesse da garantire è la tutela della salute individuale e collettiva. In questa logica sono affidati all’ordine una serie di obiettivi operativi indicati nel comma 3 e che io ho ragruppato in cinque macro aree tematiche.  In questa sede analizziamo le prime quattro, rimandando la quinta la prossima volta. Al termine del commento si riporta il testo di legge preso in esame in modo che possiate avere il testo in originale.

 

La prima area raggruppa quegli obiettivi che interessano aspetti valoriali e che affidano all’ordine il compito di promuoverli e salvaguardarli. Gli obiettivi valoriali da tutelare e sostenere sono:

  • l’indipendenza, l’autonomia e la responsabilità delle professioni e dell’esercizio professionale; questo mandato non si riferisce o quando meno non si esaurisci nella funzione di svolgere il ruolo di guardiano, piuttosto si chiede all’ordine di farsi promotore e tutore di quei strumenti che assicurano l’indipendenza, l’autonomia e la responsabilità professionale, ad esempio favorendo l’istituzione di associazioni tecnico-scientifiche, vigilando sul loro corretto funzionamento delle società tecnico- scientifiche;
  • la qualità tecnico-professionale; per esempio promuovendo la formazioni di base e post base, verificando la consistenza e presenza di riferimenti sulle buone pratiche ecc, assicurando una vigilanza sugli standard professionali;
  • la valorizzazione della funzione sociale; la valorizzazione sociale può essere perseguita su due piani distinti:

o        promozione emotiva dell’immagine del fisioterapista nell’immaginario collettivo,

o        promozione tecnico-scientifica, cioè fare in modo la fisioterapia alias scienza del fisioterapista, risponda a un bisogno reale della persona che chiede di essere curata,

  • la salvaguardia dei diritti umani e dei principi etici che devono guidare l’esercizio professionale, parliamo di principi riportati nei rispettivi codici deontologici (uno per ogni professione), e che investono il patto generale che tacitamente sottoscriviamo con la persona che si rivolge a noi, anche se il codice non si limita a questo ma affronta anche altri aspetti relazionali con soggetti terzi.

 

La seconda area raggruppa una serie di funzioni specifiche, che concorrono allo sviluppo alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia l’ambito di esclusivo esercizio della professione. Si tratta di misure che consentono di eliminare o per lo meno ridurre la condizione di asimmetria informativa, esistente prima dell’introduzione del sistema degli ordini. Misure che tutelano la salute cittadino, in quanto permettono  di distinguere un fisioterapista vero da uno falso. Rientrano tra i compiti dell’ordine:

  • svolgere la funzione di verificare se l’esercente la professione sanitarie sia in possesso dei titoli abilitanti all’esercizio professionale;
  • curare la tenuta, non solo cartacea, ma anche informatizzata, degli albi dei professionisti e di specifici elenchi (per esempio le specializzazioni) laddove previsti dalle norme;
  • provvedere alla diffusione informativa, anche a livello telematico di detti albi e elenchi specifici;

 

La terza area fa riferimento ad un vincolo per legge delle pubbliche amministrazioni. Il riferimento normativo è dato dal decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, riguardante il “diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. In base a tale vincolo l’ordine è chiamato a predisporre “un adeguato sistema di informazione sull’attività svolta, per garantire accessibilità e trasparenza alla loro azione”.

La quarta area riguarda delle funzioni essenziali spettanti in via esclusiva all’ordine, Per cui l’ordine è chiamato a:

  • partecipare alle procedure relative alla programmazione dei fabbisogni di professionisti, alle attività formative e all’esame di abilitazione all’esercizio professionale;
  • fornire un proprio parere obbligatorio:

o        sulla disciplina regolamentare dell’esame di abilitazione all’esercizio professionale,

o        sugli altri casi previsti dalle norme vigenti, (come l’adozione di disposizioni regolamentari ecc);

  • concorre con le autorità locali e centrali nello studio e nell’attuazione dei provvedimenti che possano interessare l’Ordine;
  • contribuire con le istituzioni sanitarie e formative pubbliche e private alla promozione, organizzazione e valutazione delle attività formative e dei processi di aggiornamento per lo sviluppo continuo professionale di tutti gli iscritti agli albi, promuovendo il mantenimento dei requisiti professionali anche tramite i crediti formativi acquisiti sul territorio nazionale e all’estero;

Tra le funzioni essenziali, anche se non esplicitamente citata nella legge 3 del 2018, ma presente nel testo della legge 24 del 2017 abbiamo il diritto per l’ordine di poter partecipare alla commissione che definisce l’entità dei premi assicurativi annui che il fisioterapista deve pagare per la responsabilità civile. Funzione, questa, negata alle associazioni rappresentative. Altra conseguenza dell’istituzione dell’ordine e dei relativi albi abbiamo l’introduzione anche per i fisioterapisti, nel prossimo futuro, del vincolo della tessera sanitaria (cioè l’invio all’agenzia dell’entrate dei dati relativi alle fatture rilasciate) sarà esteso.

Tra le funzioni assegnate all’ordine, esiste una quinta area, quella disciplinare. Quest’ argomento richiede una trattazione specifica che affronteremo nella prossima comunicazione

3c. La funzione disciplinare/sanzionatoria dell’ordine

 Il potere disciplinare dell’Ordine

La legge 3 del 2018 ci ricorda che tra le funzioni assegnate all’ordine, abbiamo una quinta area, riferita alla funzione disciplinare, fornendo ulteriori elementi per esercizio di questa funzione. Prima di entrare nel merito di quanto riportato nella legge, è utile comprendere in cosa consiste il “potere disciplinare” dell’Ordine, non solo per capire la portata di quest’argomento, soprattutto per cogliere quanto fosse necessaria una trattazione assestante. Questo potere si concreta nella potestà riconosciuta dalla legge all’Ordine di comminare sanzioni nei confronti dei propri iscritti. Dato che tra le possibili sanzioni abbiamo la sospensione temporanea dall’esercizio professionale o, per fatti gravi, si può arrivare alla radiazione, che priva il sanitario di un diritto soggettivoacquisito con l’esame di abilitazione.

Capirete quanto sia importante per il professionista comprendere, da una parte la delicatezza di questa funzione esercitata da parte dell’ordine, dall’altra avere chiara coscienza che con l’iscrizione all’ordine, il professionista è, quindi, assoggettato al controllo disciplinare di tipo ordinistico, oltre alle altre fattispecie di controlli (penale, civile, amministrativo ecc) .

Tale potere trova origine nel decreto legislativo n°233 del 13 settembre 1946 sulla ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse.

L’oggetto del potere disciplinare

Questo potere disciplinare è conferito all’Ordine professionale con l’obiettivo e priorità di garantire l’interesse generale e pubblico, in termini di corretto esercizio della professione, e soltanto di riflesso, rientra tra gli obiettivi, anche l’interesse degli iscritti attraverso la vigilanza sull’osservanza delle regole deontologiche poste a tutela del decoro e della dignità della categoria.

L’oggetto del potere disciplinare individuato dall’art. 38 del Regolamento (DPR 221/50), è rappresentato dai sanitari colpevoli di abusi o mancanze nell’esercizio della professione o, comunque, di fatti disdicevoli al decoro professionale.

Se le fattispecie di “abusi o mancanze nell’esercizio professionale” sono più facilmente individuabili quando possono formare oggetto di procedimenti penali e/o civili paralleli, incappiamo in maggiori difficoltà interpretative per i “fatti disdicevoli al decoro professionale”. Il legislatore deontologico attraverso la redazione del “Codice di deontologia”, ha in qualche modo assolto la funzione di tipizzare i comportamenti rilevanti, in un dato momento, sotto l’aspetto deontologico.  Si tratta, tuttavia, di un’elencazione esemplificativa di canoni generali, che non esaurisce la tipologia delle condotte possibili, ma la cui violazione è fonte di responsabilità, disciplinare.

Le “obbligazioni di ruolo”

Per cui un sanitario da una parte è tenuto all’osservanza delle leggi dello Stato e, eventualmente, delle regole comportamentali e organizzative fissate dall’Ente da cui dipende, per il raggiungimento dei fini istituzionali. Dall’altra con l’iscrizione all’albo il sanitario determina la propria soggezione alla potestà speciale di supremazia dell’Ordine con il conseguente dovere di osservare le norme deontologiche dettate nell’interesse generale e poste anche a tutela della dignità e del decoro della categoria professionale. Tutte questi vincoli li potremmo denominare come “obbligazioni di ruolo” Si tratta di una etichetta da me coniata, non presente in letteratura, e sta a indicare che l’esercizio di una professione sanitaria non si esaurisce nei contenuti della legge 42/1999 (profilo/ordinamento di studi/codice deontologico) ma è in relazione con tutta una serie di fonti normative/di regolamentazioni sopra, pari e sotto ordinate.

L’armonia e il conflitto di sistemi

I problemi emergono se due o più sistemi (per esempio regolamentazione extra ordine rispetto alla regolamentazione ordinistica) presentono regole non armonizzate tra loro. In questo caso il sanitario ha il dovere di informare l’Ordine di tale dissidio, allo scopo di tutelare i propri diritti ma anche quelli del cittadino. In linea generale, in attesa della soluzione del contrasto, il sanitario ha il dovere di continuare a prestare la propria attività professionale. Rimane, tuttavia, il richiamo deontologico a non subire “passivamente” imposizioni esterne contrarie all’etica professionale, quando sussistano “gravi violazioni” dei diritti e dei valori umani delle persone assistite o violazioni di particolare gravità per la dignità, la libertà e l’indipendenza professionale, tali da compromettere la possibilità di “operare secondo scienza e coscienza”. Esiste nel merito una tentazione di considerare l’indipendenza in senso assoluto, in realtà, questa indipendenza, deve rispondere alla necessità concreta di essere in condizione fare la cosa giusta nell’interesse esclusivo della persona assistita nel momento specifico. L’indipendenza, quindi, non andrebbe intesa come “rendita di ruolo”, non posso avere paletti, piuttosto si tratta di un’assunzione di responsabilità rispetto al caso specifico.

Altro aspetto da tenere presente è di non equivocare sulla portata delle licenze. Se la norma deontologica potrebbe, entro certi limiti, consentire al sanitario di violare disposizioni vigenti nell’ambito lavorativo in cui presta la propria attività, questo non esclude che il sanitario possa al contempo essere comunque oggetto di un specifica sanzione amministrativa e/o penale. In questo caso alla sanzione amministrativa e/o penale non corrisponde una sanzione disciplinare.

I gradi di giudizio

Rispetto un procedimento sanzionatorio avverso, il professionista può ricorrere a livello di Commissione Centrale ed eventualmente è possibile dare un seguito a un terzo livello di giudizio presso la Cassazione in caso di presunta violazione della legge .

La legge 3 del 2018

Tornando nel merito della norma, sul piano disciplinare (sanzionatorio) vengono affidate alla federazione e ai singoli ordini le funzioni di :

  • vigilare sugli iscritti agli albi, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività professionale (cioè come libero professionista o come dipendente), compresa quella societaria.
  • irrogare sanzioni  disciplinari secondo una graduazione correlata alla volontarietà della condotta, alla gravità e alla reiterazione dell’illecito, tenendo conto degli obblighi a carico degli iscritti, derivanti dalla normativa nazionale e regionale vigente e dalle disposizioni contenute nei contratti e nelle convenzioni nazionali di lavoro.

Nell’esercizio della funzione disciplinare, a garanzia del diritto di difesa, dell’autonomia e della terzietà del giudizio disciplinare, la legge separa, la  funzione istruttoria da quella giudicante. A tal fine, in ogni Regione sono costituiti uffici istruttori di albo, composti da un numero compreso tra cinque e undici iscritti sorteggiati tra i componenti delle commissioni disciplinari di albo della corrispettiva professione, garantendo la rappresentanza di tutti gli Ordini, e un rappresentante estraneo alla professione nominato dal Ministro della salute. Gli uffici istruttori, sulla base di esposti o su richiesta del presidente della competente commissione disciplinare o d’ufficio, compiono gli atti preordinati all’instaurazione del procedimento disciplinare, sottoponendo all’organo giudicante la documentazione acquisita e le motivazioni per il proscioglimento o per l’apertura del procedimento disciplinare, formulando in questo caso il profilo di addebito. I componenti degli uffici istruttori non possono partecipare ai procedimenti relativi agli iscritti al proprio albo di appartenenza.

 

TESTO DI LEGGE ANALIZZATO NELLA 5a COMUNICAZIONE

LEGGE 11 gennaio 2018, n. 3 – (GU n.25 del 31-1-2018) – Vigente al: 15-2-2018 

 (omissis)

Capo II – PROFESSIONI SANITARIE – Art. 4  Riordino della disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie

  1. Al decreto legislativo  del  Capo  provvisorio  dello  Stato  13 settembre 1946, n. 233, ratificato dalla legge  17  aprile  1956,  n. 561, i capi I, II e III sono sostituiti dai seguenti:

                               «Capo I DEGLI ORDINI DELLE PROFESSIONI SANITARIE

  Art.  1  (Ordini  delle  professioni   sanitarie).  

                                                                                                                             (omissis)

  1. Gli Ordini e le relative Federazioni nazionali:

                                                                                                                             (omissis)

  1. h) concorrono con le autorità locali e centrali nello  studio  e nell’attuazione dei provvedimenti che possano interessare l’Ordine  e contribuiscono con le istituzioni sanitarie e formative  pubbliche  e private alla promozione, organizzazione e valutazione delle attività  formative e dei processi di aggiornamento per  lo  sviluppo  continuo professionale  di  tutti  gli  iscritti  agli  albi,   promuovendo  il mantenimento dei requisiti  professionali  anche  tramite  i  crediti formativi acquisiti sul territorio nazionale e all’estero;
  2. i)  separano,  nell’esercizio  della  funzione  disciplinare,   a garanzia del diritto di difesa, dell’autonomia e della terzietà  del giudizio disciplinare, la funzione istruttoria da quella  giudicante.

A tal fine, in ogni Regione  sono  costituiti  uffici  istruttori  di albo, composti da un numero compreso tra  cinque  e  undici  iscritti sorteggiati tra i componenti delle commissioni disciplinari  di  albo della corrispettiva  professione,  garantendo  la rappresentanza  di tutti gli Ordini,  e  un  rappresentante  estraneo  alla  professione nominato dal Ministro della salute. Gli uffici istruttori, sulla base di esposti o su richiesta del presidente della competente commissione disciplinare   o   d’ufficio,   compiono  gli    atti    preordinati all’instaurazione   del   procedimento   disciplinare,   sottoponendo all’organo giudicante la documentazione acquisita  e  le  motivazioni per  il   proscioglimento   o   per   l’apertura   del   procedimento disciplinare, formulando in questo caso il  profilo  di  addebito.  I componenti  degli  uffici  istruttori  non  possono  partecipare   ai procedimenti relativi agli iscritti al proprio albo di appartenenza;

  1. l)  vigilano  sugli  iscritti  agli  albi,  in  qualsiasi   forma giuridica svolgano la loro attività professionale,  compresa  quella societaria, irrogando sanzioni disciplinari secondo  una  graduazione correlata alla volontarietà della condotta,  alla  gravità  e  alla reiterazione dell’illecito, tenendo conto  degli  obblighi  a  carico degli iscritti,  derivanti  dalla  normativa  nazionale  e  regionale vigente  e  dalle  disposizioni  contenute  nei  contratti  e   nelle convenzioni nazionali di lavoro.

(continua…)

 

 

 

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