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Professioni sanitarie, Beux: «La macchina del nuovo ordine multi-albo è in marcia» Fonte: Sole 24 Ore 0

Professioni sanitarie, Beux: «La macchina del nuovo ordine multi-albo è in marcia» Fonte: Sole 24 Ore

Posted on 26 Apr, 2018

Accelera il passo la macchina del nuovo Ordine multi-albo, istituito dalla legge Lorenzin, che accoglierà 19 professioni sanitarie. E 225mila professionisti, a partire da giugno, dovranno avviare le procedure per l’iscrizione al nuovo Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm Pstrp). Il cronoprogramma della complessa operazione è stato già fissato nel corso della Prima Convention del 18 aprile scorso all’Exposanita di Bologna. E le procedure da diramare a tutte le associazioni maggiormente rappresentative saranno definite entro maggio. «Non è una passione burocratica ma un vademecum indispensabile – spiega Alessandro Beux, presidente del nuovo Ordine – per rendere il più possibile certo e omogeneo il percorso e per garantire tutti: da un lato i professionisti, che saranno trattati nello stesso modo ovunque. Dall’altro per blindare i rappresentanti che gestiranno le selezioni e le iscrizioni ai relativi albi dall’ondata di ricorsi che sicuramente arriverà». Perché “Tutti alzeranno la mano, ma non tutti potranno entrare. Solo chi ha seguito un adeguato percorso formativo”. 

Il processo sarà lungo e faticoso da un punto di vista organizzativo, quale sarà il primo passo? 
Intanto andranno nominati i rappresentanti delle associazioni delle singole professioni – potranno essere da uno a cinque per ogni regione- che dovranno istruire le pratiche di iscrizione ai nuovi albi (17 più i due preesistenti dei tecnici radiologi e degli assistenti sanitari). Si è convenuto di scegliere persone con una conoscenza normo-giuridica adeguata, perché oltre a vagliare la documentazione, dovranno conoscere molto bene la storia dei percorsi formativi, riconoscendo gli idonei.

La gestione del percorso di avvio del nuovo ordine sarà per forza di cose informatizzata? 
La gestione dematerializzata del processo è unica strada per accelerare i tempi e rispettare i 18 mesi di scadenza per la messa a regime del nuovo organismo, a settembre 2019.

Che fine faranno le associazioni, una volta che il nuovo Ordine sarà completamente operativo? 
Fatta salva la funzione di predisposizione del fascicolo per l’iscrizione all’ordine finché non ci saranno le commissioni d’albo rimarranno lì dove sono a fare ciò che hanno sempre fatto. Nessuna apocalisse quindi.

Il professionista dovrà mettere in conto una spesa di circa 300 euro per iscriversi all’Ordine multi-albo. Ci sarà qualche agevolazione? 
Si parla di circa 300 euro. Ma l’obiettivo è di limare il più possibile la cifra e agevolare il pagamento. Quel che è certo è che andrà pagata la tassa di concessione governativa, che è richiesta da una legge dello Stato. A noi arriverà solo una ricevuta. Stiamo invece valutando cosa far pagare per la prima iscrizione del 2018, ma lo stesso trattamento sarà riservato a chi si iscrive per la prima volta nel 2019, tra tassa annua e contributo di segreteria. Su questo stiamo aspettando i pareri dei nostri legali e dei nostri commercialisti, per avere una certezza sia legale che fiscale su quello che si può fare.

Una volta terminata l’operazione di popolamento dell’Super-Ordine, si apre la questione degli operatori che restano esclusi dal processo di selezione dei titoli formativi. Che accadrà ai tanti giovani che magari hanno sbagliato percorso formativo in buona fede? 
Alcune associazioni stanno pensando di avviare dei percorsi formativi integrativi che concedano al professionista una chance per rientrare nel mondo del lavoro. Il tema è molto delicato e per certi versi drammatico. Le regole del gioco sono chiare. Per lavorare bisogna essere iscritti all’ordine e per iscriversi all’ordine serve un titolo adeguato. Questo resta un punto di riferimento, non si allargano le maglie e non si faranno sanatorie. Però c’è un passato. Tra gli operatori che non hanno il titolo giusto, ci sono quelli che non l’hanno mai cercato e hanno approfittato delle lacune normative, altri invece che in buona fede hanno seguito i percorsi che erano disponibili e laddove sarà possibile faremo di tutto per creare opportunità che consentano alle persone di recuperare lo scarto, in sei mesi o un anno. Ma il concetto che deve passare è che l’asticella è stata fissata e per passare bisogna superarla almeno di un millimetro.

Fonte: Sole 24 Ore

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“IL RUOLO DEL FISIOTERAPISTA AL SERVIZIO DELLA SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA SALUTE” Intervento di AIFI alla 1ª Convention del Dipartimento delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione dell’Azienda USL Toscana Sud Est

Posted on 26 Apr, 2018

Con l’entrata in vigore della Legge di riordino del SSR[1] è cambiato l’intero sistema delle Aziende Sanitarie della Toscana; con l’istituzione dei nuovi Dipartimenti delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione, di fatto (e per fortuna) viene confermata la L.R. 40/2005 nella parte dove è prevista la valorizzazione del personale[2] delle Professioni Sanitarie in accordo con la L. 251/2000[3].

La prima Convention del DPTS dell’Azienda USL Toscana Sud Est (che racchiude le ex Aziende 7 di Siena, 8 di arezzo e 9 di Grosseto) è stata un esempio di “buona pratica” di attuazione della vigente normativa. L’auspicio è che eventi come quello a cui AIFI ha attivamente partecipato ad Arezzo il 13 aprile scorso, possa essere il primo di una lunga serie che coinvolga anche i DPS delle altre Aziende Toscane in un unico evento regionale che faccia incontrare le diverse realtà ed i singoli professionisti; uno degli obiettivi è quello di poter uniformare il “linguaggio” delle diverse Aziende (in ogni Azienda Toscana il Dipartimento porta nomi diversi: Dipatimento dei Servizi Tecnico-Sanitari nell’Azienda USL Toscana Centro, Dipartimento delle Professioni Tecnico-Sanitarie della Riabilitazione e della Prevenzione nell’Azienda Toscana Nord Ovest e Dipartimento delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione nell’Azienda Toscana Sud Est) per dare risposte univoche ai professionisti che vi lavorano, ai bisogni di salute della popolazione portando un contributo fondamentale alla sotenibilità del “Sistema Salute”.

Con l’invecchiamento della popolazione cambiano i bisogni di salute; con il cambiamento delle “Organizzazioni” (le nuove Aziende Sanitarie, l’istituzione degli Ordini e degli Albi[4], la c.d. Legge “Gelli/Bianco”[5]) cambia anche il nostro modo di agire la professione. Il “cambiamento” deve diventare un’opportunità per il singolo. Occorre decidere di rimettersi in gioco e ripensare il proprio ruolo di Professionista Sanitario. Guardare a nuove prospettive significa anche porci nuovi quesiti su quale Organizzazione, quali sono i “nuovi attori” che entrano a farvi parte, quale evoluzione dell’intero sistema, quale fisioterapia, ma (soprattutto) quale fisioterapista.

L’integrazione tra l’Ospedale e il Territorio, come previsto nella Legge di riordino, è il punto da cui partire; le Zone-Distretto diventano il cardine della c.d. “continuità assistenziale” organizzando e gestendo  il continuum e le risposte territoriali di integrazione. Entrano in gioco i nuovi Dipartimenti Aziendali, la Medicina Generale, gli Enti Privati, il “Terzo Settore” e i liberi professionisti; questi ultimi tre soggetti, coinvolti anche nelle Agenzie di Continuità Ospedale-Territorio (ACOT)[6], diventano un valore aggiunto nelle risposte “integrate” territoriali[7]. È sottointeso che la governance di questi “terzi”, in ogni ambito, debba essere del Servizio Pubblico, con le proprie regole e gli strumenti  messi a disposizione, soggetti anch’essi ai controlli degli standard qualitativi.

Il successo del risultato complessivo non dipenderà soltanto dalle singole competenze specialistiche, ma dal modo con cui queste sapranno integrarsi fra loro.

Quindi, qual’è la Fisioterapia che intenderemo mettere a disposizione? Il modello attuale, ovvero la fisioterapia d’attesa, ci permette di intervenire solo sugli esiti della malattia, con interventi basati sulla modificabilità, vincolata alla “questione” prescrittiva (diseconomica e non sempre appropriata), ostacolata dalle lunghe liste di attesa e che non tiene minimamente conto del paziente nella sua interezza ma lo riconosce solo come “segmento da riabilitare”. La Fisioterapia Proattiva deve diventare il valore aggiunto all’esercizio della nostra professione, che coinvolga non solo il fisioterapista, ma che  quest’ultimo diventi “facilitatore” nei processi di guarigione e nell’empowerment del paziente. I percorsi di cura monoprofessionali (anche attraverso l’accesso diretto) nei casi meno complessi, la valutazione dei bisogni e dei livelli funzionali, l’educazione alla salute, la prevenzione sono ambiti per cui il fisioterapista diventa figura centrale nella risposta al paziente. Nei percorsi di riabilitazione complessa, invece, bisogna riconoscere la centralità del PRI, dare peso all’integrazione con le altre figure professionali in ambito territoriale, rapportarsi e dialogare con tutti i Dipartimenti Aziendali, stipulare “alleanza culturale” con il Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitazione considerandoli non un punto di riferimento, ma “attori” che lavorano con noi su determinati progetti. Di tutto questo, i nuovi LEA[8] nel recepimento ed attuazione, non potranno non tenerne conto.

La Fisioterapia, quindi, non è soltanto riabilitazione, ma anche prevenzione, educazione sanitaria e molto altro. La responsabilità gestionale e funzionale del personale della riabilitazione deve necessariamente essere della SOC Attività di Riabilitazione Funzionale  all’interno  del DPTS e non “incardinata” dentro un unico Dipartimento Verticale di area medica (Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitazione, ndr). Dobbiamo lavorare con tutti i Dipartimenti Verticali portando il nostro prezioso contributo. Ogni SOC professionale deve avere, nelle tre Aziende Toscane, pari dignità e valorizzazione affinchè possano giovarne anche i DPTS stessi, proprio come le normative nazionali e regionali impongono. AIFI se ne farà carico ai tavoli regionali di incontro e discussione con l’assessorato alla salute, la III Commissione e le OO.SS., ove necessario.

La Sanità d’Iniziativa[9] diventa l’evoluzione; è da qui che occorre necessariamente cambiare il paradigma operativo: non parleremo più di “prestazione”, ma di “gestione del caso”; il paziente deve diventare il nostro alleato e noi dobbiamo creare un’alleanza culturale con tutte le altre professioni sanitarie e non solo. La nostra risposta sul territorio deve basarsi proprio sul modello bio-psico-sociale attraverso la gestione integrata e la disease management attraverso l’integrazione tra professioni, specialità e servizi, attraverso l’uso delle Linee Guida e il coinvolgimento del paziente.

Quale professionista, allora? Entra in gioco il Fisioterapista di Comunità per facilitare l’autogestione dei pazienti cronici affetti da disturbi muscolo scheletrici, nelle malattie reumatiche e cardiovascolari, nelle BPCO, negli esiti invalidanti di patologie neurologiche, ma anche per la presa in carico del paziente “complesso” e “dell’anziano fragile”. Si occuperà di valutazione funzionale (fondamentale per l’esercizio della nostra professione), della definizione dei piani di intervento, di educazione ai corretti stili di vita[10], piani per la prevenzione delle cadute[11], il trasferimento delle competenze (da non dare per scontate) al paziente e al care giver, la proposta ausili, consulenze per interventi sull’ambiente domestico.

Tutto questo andrà agito  secondo i principi EBM, LG e protocolli, documentando l’attività. L’attività andrà svolta negli ambulatori di Sanità di Iniziativa, nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) nelle ACOT e nei Presidi di riabilitazione territoriale.

Il cambiamento di cui abiamo parlato finora richiede un cambiamento culturale dei professionisti, richiede nuove competenze. Qundi bisogna puntare tutto sulla formazione di base del fisioterapista e, soprattutto, sulla formazione continua; sarà attraverso la formazione continua che potranno acquisirsi nuove competenze specifiche: Modelli di autogestione, strategie di empowerment, modelli di intervento Problem Solving Oriented, tecnologie informatiche e assistive. Il Fisioterapista di Comunità deve avere la capacità di lavorare in team, capacità relazionali e comunicative, capacità di trasferimento delle competenze. Il nostro modo di ripensare la professione e di ripensarci come professionisti sarà il modello vincente attraverso la nostra risposta sul Territorio

Pertanto le parole d’ordine dovranno essere: formazione continua, competenza, innovazione, valorizzazione, appropriatezza e sostenibilità del sistema salute.

[1]L.R. 28 dicembre 2015, n. 84, “Riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del SSR. Modifiche alla L.R. 40/2005”.

[2]  L.R. 24 febbraio 2005, n. 40, “Disciplina del SSR, Art. 3, comma 1 “valorizzazione professionale del personale del servizio sanitario regionale e promozione della sua partecipazione ai processi di programmazione e valutazione della qualità dei servizi”.

[3] L. 10 agosto 2000, n. 251, Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonchè della professione ostetrica”.

[4] L. 11 gennaio 2018, n. 3, “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonche’ disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”.

[5]L 8 marzo 2017 n. 24, “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”

[6]DGRT n. 679 del 12/07/2016,  “Agenzia di Continuità Ospedale-Territorio: indirizzi per la costituzione nelle Zone/Distretto. Individuazione delle azioni di sviluppo e rafforzamento dei processi di handover dei percorsi di continuità assistenziale fra ospedale e territorio”.

[7]DDRT n. 12305/2016, “Potenziamento dei servizi di continuità assistenziale – buoni servizio alla domiciliarità’”

[8]DPCM 12 gennaio 2017.” Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502″.

[9]DGRT 5 luglio 2016, n. 650 “Indirizzi per l’implementazione del nuovo modello della sanità d’iniziativa”

[10]Delibera N 903 del 07-08-2017 Proponente STEFANIA SACCARDI DIREZIONE DIRITTI DI CITTADINANZA E COESIONE SOCIALE “Sviluppo di azioni a sostegno dell’invecchiamento attivo della popolazione toscana: aggiornamento indirizzi organizzativi per l’attività fisica adattata (AFA) e indirizzi per l’adozione di iniziative a supporto dell’attività fisica nella comunità. Destinazione risorse”.

[11]PIANO REGIONALE PER LA PREVENZIONE 2014-2018, obiettivo 6.2 “Aumentare il livello di attività fisica negli ultra 64 enni” – INTESA 156/CSR/2014 – Regione Toscana

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SPIEGONE_2 SULLA QUESTIONE ORDINISTICA….

Posted on 9 Apr, 2018

Il presente testo è stato prodotto dal collega Angelo Papa 3a. Cosa sono gli ordini  Cosa sono gli ordini Gli Ordini e le relative Federazioni nazionali sono: o        sono enti pubblici non economici,...

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