Concluso il Convegno Nazionale AIFI “La Fisioterapia al servizio della nuova sanità”

Il 5 giungo AIFI Toscana ha partecipato al Convegno Nazionale AIFI “La Fisioterapia al servizio della nuova sanità” organizzato a Trieste da AIFI Friuli Venezia-Giulia.

Durante i lavori sono stati messi in evidenza i problemi di sostenibilità oggi presenti nel mondo sanitario a seguito della revisione delle risorse assegnate con gli ultimi documenti finanziari, nonché l’esigenza di contribuire, anche a parte il settore fisioterapico/riabilitativo, a questa necessità.

È stato distinto l’intervento di Fisioterapia da quello di Riabilitazione, sottolineando come il primo possa farsi carico di alcune attività che insistono su livelli di complessità a volte poco appropriati. Sono state presentate, infatti, alcune esperienze organizzative nei settori delle cure primarie (accesso diretto e triage), nella gestione del parco ausili, nei percorsi di cura, dai cui dati emergeva l’effettivo contenimento dei costi e una maggiore appropriatezza e semplificazione.

Inoltre è stata sottolineata l’esigenza di rivedere il percorso di studio di base, non più adeguato per tempi alle necessità e all’evoluzione delle competenze e dei modelli sanitari attuali.

Infine, durante la tavola rotonda alla quale hanno preso parte rappresentanti delle professioni sanitarie e mediche, della cittadinanza e della politica, nelle persone dell’Assessore Tedesca e dell’Onorevole Serracchiani, sono emersi alcuni importanti contributi di riflessione e di impegno:

– la necessità di agire in un’ottica realmente multiprofessionale e integrata in relazione alla complessità di alcuni ambiti clinici e ai progetti di riorganizzazione del sistema;

– la necessità che le professioni sanitarie possano gestire direttamente alcuni ambiti del proprio specifico professionale per semplificare i processi e ottenere una maggiore efficienza;

– l’esigenza di salvaguardare i servizi per i cittadini tramite la razionalizzazione degli stessi e il raggiungimento di una maggiore appropiratezza;

– la necessità di lavorare ancora sui PDTA e sui modelli organizzativi;

– l’esigenza di ridefinire il sistema il ruolo delle professioni sanitarie chiamate ad esercitare un contributo chiave nella tutela della salute dei cittadini.

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